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Vienna, 1823: l’ormai anziano Salieri, dimenticato dal mondo e ricoverato in manicomio, confessa ad un sacerdote di aver ucciso, o meglio provocato la morte di Mozart, compositore la cui la somma grandezza era ormai affermata. Rievoca così le vicende che tra il 1782 (anno dell’arrivo di Mozart a Vienna) e il 1791 (anno della sua morte) lo videro in stretti rapporti con il compositore e confessa i suoi tentativi di condurlo alla rovina, mosso da un’inestinguibile invidia, in un misto tra incondizionata ammirazione per il suo genio e odio per la sua persona. Confessa i suoi intrighi volti a sabotare le esecuzioni ed il successo delle opere di Mozart, opere che peraltro lui stesso ammirava profondamente e ascoltava in incognito, ed infine il suo riuscito tentativo di porre indirettamente fine alla sua stessa vita, commissionandogli, senza farsi riconoscere, una messa da requiem e facendo sì che le condizioni psicofisiche del salisburghese, già precarie, si aggravassero sino al crollo finale. Mozart morì lasciando incompiuto il requiem e venne sepolto in una squallida fossa comune su consiglio di Salieri stesso, a cui in questo modo riuscì l’ultimo finale sfregio sul suo nemico. L’anziano Salieri chiude il racconto autoproclamandosi beffardamente il re dei mediocri, il loro santo protettore, capace di intercedere, una volta morto, per tutti i mediocri del mondo. Fonte trama

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