Asterix e la pozione magica

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Giulio Cesare si muove verso la Britannia per conquistarla: dopo aver risolto alcuni problemi con la popolazione locale (si rifiutano infatti di combattere dopo le cinque e nel week-end), l’isola è sottoposta al dominio romano, e solamente un piccolo villaggio resiste all’invasore. Il capovillaggio locale Zebigbos decide quindi di inviare il suo compaesano Beltorax in Armorica, dal suo cugino gallico Asterix, di cui si conoscono le prodezze contro i Romani. Una volta a conoscenza della situazione, Asterix ed Obelix (il quale è ormai in preda ad una forte nostalgia, dovuta alla mancanza di Romani con cui combattere, tutti impegnati nella campagna britannica) decidono di partire per l’isola, portando con sé una botte di pozione magica, preparatagli dal druido locale Panoramix. Durante il viaggio salvano dai pirati la nave di Grandimais, un commerciante fenicio, che dona loro un piccolo sacchetto di erbe orientali. Giunti a Londinium, sono coinvolti in una serie di disavventure: Obelix si ubriaca e viene riunchiuso nella Torre, mentre la pozione viene rubata da un ladruncolo locale. Grazie all’aiuto del fedele cagnolino Idefix, riescono a ritrovare la botte. I Romani tuttavia sono sulle loro tracce: dopo una serie di tentativi vani, riescono finalmente a distruggere la botte nel fiume della città. I due gallici decidono di proseguire, preparando sul momento una “pozione magica” improvvisata: Asterix mescola le erbe donategli dal commerciante fenicio con dell’acqua calda, bevanda già molto apprezzata. Gli uomini del villaggio locale si sentono rinvigoriti, e riescono a sopraffare le truppe romane: una volta scoperta la verità, decidono di adottarla come bevanda nazionale. In seguito, tornati al villaggio, Panoramix si lascerà sfuggire che quelle erbe non erano altro che tè. Fonte trama