Belle al bar

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Un restauratore quarantenne, ipocondriaco e con un matrimonio in crisi, si reca per qualche tempo a Piacenza per lavoro. Lì incontra quella che gli appare come una donna bellissima, ma che in realtà è un travestito. Inoltre si tratta di suo cugino. L’uomo viene ospitato dal parente e il contatto quotidiano fa cadere numerosi tabù morali dei quali era preda il restauratore. Una vera e propria educazione sentimentale, che malgrado qualche inevitabile imbarazzo si rivelerà comunque un’esperienza positiva. Alessandro Benvenuti può a buon diritto essere considerato una piacevole anomalia nel panorama del cinema italiano. Maturato come regista e come attore è un autore personalissimo. Belle al bar è condotto con amabilità e professionalità. Meno impegnato di Moretti e più sottile di Verdone, Benvenuti, a differenza del vanaglorioso Nuti, sa amministrare il suo talento con discrezione. Non a caso è stato il leader del gruppo “I giancattivi” composto da Athina Cenci e appunto Francesco Nuti. Il tempo ha dato ragione a Benvenuti che sta raccogliendo i frutti di un impegno costante e volutamente discreto. Il troppo amato Almodovar è un parametro allettante dal momento che Benvenuti dimostra che in Italia si possono realizzare film cosiddetti trasgressivi. Fonte Trama