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Un serial killer ha preso di mira Jennifer Tree, la modella più in auge di New York. La segue e la riprende con una telecamera prima di rapirla e portarla nella casa delle torture che ha allestito per le sue vittime. Tra le quattro mura spoglie della sua prigione altamente tecnologica Jennifer viene messa a confronto con ogni tipo di paura (la solitudine, il buio, ritrovarsi col suo bel volto corroso dall’acido) finché non scopre che nella cella adiacente alla sua è incarcerato un altro giovane. L’avere accanto Gary le darà coraggio e insieme i due cercheranno di contrastare il terrificante omicida.
Il trionfo dei premi Oscar Urla del silenzio e Mission appare come un lontano ricordo sepolto nei libri di storia del cinema. I flop di Super Mario Bros., La lettera scarlatta e Vatel devono ancora bruciare e nel tentativo di trovare un appiglio per risalire la china Roland Joffe si affida al thriller psicologico sull’ondata del successo di film come Saw-L’enigmista e Hostel.
L’esordio al thriller non lo coglie del tutto impreparato. Grazie alla mente e alla penna di Larry Cohen (Cellular, In linea con l’assassino) confeziona un prodotto claustrofobico, orrorifico e, a tratti, grondante sangue cercando di compiacere gli appassionati del genere. Se la trama funziona nel primo tempo, creando nello spettatore una sensazione di costante pericolo-le torture messe in atto dal mostro incappucciato sono girate da manuale-nel secondo tempo inizia a vacillare e cade miseramente quando vengono esposte la natura e le motivazioni dell’assassino. Non regge neanche la storia d’amore che nasce tra le due vittime (l’ex Kimberly Bauer di 24 Elisha Cuthbert e l’ex fidanzato di Mary Jane Watson, in Spider-Man 2, Daniel Gillies) e anzi viene da sorridere quando, improvvisamente incuranti del pericolo, si uniscono in un amplesso voluto e messo a punto dal killer. Fonte trama