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Tratto dall’omonimo racconto (1903) di Wilhelm Jensen cui S. Freud dedicò uno dei suoi saggi di psicanalisi applicata alla letteratura, sceneggiato da Giuseppe Berto e Ghigo De Chiara col regista _ anche produttore con la Fulco Film per la RAI. Trasferita l’azione dalla Pompei dell’ultimo Ottocento alla Firenze dell’alluvione (4-11-1966), è la storia di un giovane archeologo che s’innamora di una effigie femminile scoperta in un bassorilievo fiorentino e crede di ritrovarla in una ragazza che incontra. Nel suo esordio con la cinepresa G. Albertazzi si rivela regista di scarso affidamento e piuttosto pasticcione in psicanalisi, nonostante la consulenza di Cesare Musatti: sovraccarico di elementi eterogenei, decorato dall’esterno, troppo esplicativo e didattico. Aveva fatto assai meglio nel 1969 con la regia televisiva di Jekyll. Fonte Trama

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