I fiumi di Porpora

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Alta Savoia, zona di Grenoble; viene ritrovato, sulla parete di un monte, il cadavere di un uomo morto molto molto male. L’hanno mutilato e torturato, tenendolo in vita per ore. Intanto, in un paesino vicino, la tomba di una bambina morta dieci anni prima viene profanata. Il commissario Niémans indaga sul primo caso, Kerkérian, sul secondo. Ben presto le indagini diventano una sola, e si incentrano sulla vicina università arroccata tra i monti.  I colpi di scena orchestrati dalla nervosa regia di Kassovitz peggiorano man mano che il film va avanti. Come spesso succede nei thriller mistico esoterici, “I fiumi di porpora” è affascinante finché il mistero incombe, ma casca a pezzi non appena Kassovitz (seguendo la pista del romanzo di Jean-Christophe Grangé) comincia a spiegarlo. L’atmosfera alla “Seven” regge comunque per tre quarti di film, grazie soprattutto all’ambientazione alpina e all’alchimia fra Reno e Cassel. Fonte trama