La contessa bianca

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Shangai, anni ’30, appena prima dell’invasione nipponica. Sofia (Natasha Richardson) è una contessa russa fuggita insieme alla famiglia dalla rivoluzione sovietica, e costretta a prostituirsi per sopravvivere.
Todd Jackson (Ralph Fiennes) è un ex-diplomatico americano che ha perso la vista e la famiglia per una serie di disgrazie e che ha un unico sogno, aprire un nightclub.
Sia Sofia che Todd sono stati segnati dal passato, e il loro incontro farà scontrare due modi di essere, tanto gelidi da diventare idealmente caldissimi.
La ditta Ivory-Merchant-Ishiguro, rappresenta ne La Contessa Bianca nuovamente un rapporto irrisolto o quantomeno sospeso, così come in Quel che resta del giorno, senza tuttavia rappresentare, allo stesso modo, le passioni bloccate dallo stato delle cose. Se, infatti, la Shangai del 1936 è stata ricostruita alla perfezione grazie anche alla fotografia magnifica di Patrick Doyle, le interpretazioni (la chiave del film), superiori alla media, non arrivano a comunicare le sottilissime sfaccettature che la complessa relazione fra i due protagonisti dovrebbe possedere. Ivory si dimostra Ivory. Il freddo si è trasformato in gelo. Fonte Trama