L’uomo del treno

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Una qualsiasi provincia francese. Un uomo scende da un treno mentre un altro uomo, dentro una farmacia, non sembra attendere che quell’arrivo. Il caso li incoraggia e Milan, disincantato cascatore di circo con l’hobby delle rapine in banca, incrocia e attraversa irrimediabilmente la vita di Manesquier, anziano professore di letteratura francese. Manesquier indossa il chiodo frangiato di Milan e Milan calza le pantofole di lana di Manesquier, immaginando un improbabile ma anelato scambio di identit√†. Tre giorni per mettere in scena ciascuno l’esistenza dell’altro, tre giorni per scegliere di essere o non essere quell’altro… Parafrasando il pensiero di Manesquier, esistono due tipi di uomini: quelli che i treni li prendono e quelli che i treni li guardano passare, ossia i “giocatori” e i “previdenti”. E il treno del titolo √® quello che guarda l’uomo di Simenon, e poco importa se la storia di Leconte non √® quella del romanziere francese. Un treno che in entrambi i casi conduce al gesto definitivo e radicale. Fonte trama