Milo su Marte [HD]

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Milo è un bambino disobbediente e un po’ egoista, incapace di comprendere a fondo come i molti rimproveri e obblighi imposti dalla madre siano manifestazioni d’amore. Gli alieni invece capiscono bene come ci voglia una madre rigida e amorevole per crescere i bambini e così rapiscono la suddetta mamma per fare da nutrice ai loro cuccioli. L’incredibile viaggio su Marte per recuperare la madre farà comprendere a Milo la vera natura dei suoi sentimenti.
Milo su Marte, come già Monster House, è un film che si ispira a un filone ben chiaro (quello del cinema d’avventura di e per ragazzi degli anni ’80 in stile Steven Spielberg) ma senza verve o originalità, solo con un ritmo indiavolato che indubbiamente tiene desta l’attenzione. Il viaggio di Milo dovrebbe illustrare praticamente quel processo tutto teorico di presa di coscienza da parte di un bambino dell’affetto e del valore materno, ma si risolve unicamente in un richiamo all’ordine normalizzante. Milo impara che la madre aveva ragione e gli alieni scopriranno di non essere poi così diversi dai terrestri. Altre possibilità non esistono.
Si dovrebbe trattare di fantascienza (anche considerando come il regista Simon Wells sia il pronipote di H. G. Wells) ma in realtà è solo un racconto ambientato nello spazio che saccheggia da molte fonti diverse. Non c’è nessuna lotta per la vittoria dello spirito sulla materia, nè tantomeno una visione originale di futuro, a fare di Milo su Marte una vera opera fantascientifica e inoltre tutto il lavoro (imponente e decisamente impressionante) fatto sul design e le scenografie mostra in maniera eccessivamente smaccata le sue ispirazioni. Da Alien, a Tron, al noto spot 1984 di Apple, a Wall-E (non solo il viaggio imprevisto di un terrestre nello spazio ma anche il modo in cui i sentimenti sono scoperti attraverso la visione di un video di memorie), fino al debito più ingente e ravvisabile in quasi tutti i comparti: Guerre Stellari.
E’ però nell’animazione e nel modo in cui si cerca di dar vita a questa storia che il film commette l’azzardo più forte.
La pervicacia con cui Robert Zemeckis sta portando avanti la sua idea di un’animazione fusa con il cinema dal vero ha dell’incredibile. Polar express, Beowulf e A Christmas carol come regista, più il già citato Monster house e ora questo Milo su Marte come produttore, nonostante gli incassi continuino a non essere eccellenti.
Ma se i suoi esperimenti da regista riescono sempre a regalare qualcosa, cercando davvero di superare i limiti fisici del cinema e quelli manuali dell’animazione, lo stesso non si può dire per i film che produce. L’animazione di Milo su Marte, frutto di lunghe e meticolose sessioni di motion capture (in cui attori in carne e ossa registrano i movimenti, corporali ma soprattutto facciali, che saranno poi attribuiti ai personaggi disegnati al computer) non risulta convincente come quella dei film precedenti e, come spesso accade quando il motion capture non funziona bene, lo spettatore tende a notare con un certo fastidio più le differenze e le cose che non vanno rispetto alle molte somiglianze con il modello umano.
Va infine notato però come il film, verso il termine, abbia un momento di sorprendente sentimentalismo in cui tutto sembra riuscire, un minuto che si staglia come una scena partorita a parte. Si tratta della sequenza con il respiratore nell’atmosfera marziana, un momento audace per come viene toccato e raccontato qualcosa che solitamente è tabù in un film per l’infanzia. Peccato che il resto del film non sia sul medesimo tono. Fonte Trama