http://altadefinizione.bid/wp-content/uploads/2013/10/imm5.jpg

La luce si spegne, parte la musica ossessiva, nell’ombra si materializza una sagoma, c’è una scala, c’è una porta, e schizza il sangue. È il rituale, eterno, di Dario Argento, rituale furbo e funzionale che qui si ripete una quindicina di volte. Si parte da tre amici adolescenti, siamo a Torino nel 1983. I ragazzi sono appassionati di filastrocche sugli animali. È lo spunto per il primo omicidio (della madre di uno dei tre) e di tutti gli altri che avvengono nel 2000. Il sospettato era un nano. Ogni vittima muore (sempre in modo agghiacciante) nel segno di un animaletto ritagliato nella carta: accanto alla testa, recisa, di una ballerina vestita da cigno l’assassino lascia un cigno, eccetera. Catarsi finale. Storia complicatissima col rito della morte troppo frequente. Certo, funziona, ma un po’ a buon mercato.
Fonte trama