Prigione di vetro

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La casa dei Glass, Erin e Terry, è una villa che, per non tradire il cognome dei proprietari, somiglia a una fortezza di vetro. Sinistra nel suo arredamento moderno, con finestre, porte, piscina che, a ogni ora del giorno, spande riflessi e ombre e in quelle stanze spoglie c’è poco da stare tranquilli. I Glass diventano gli amorevoli tutori di Ruby (Leelee Sobieski) e del fratello minore Rhett, quando i loro genitori muoiono a causa di un incidente automobilistico. La preparazione del racconto e l’oculato casting (con quelle facce e quei sorrisi non si possono avere sorprese) annunciano lo sviluppo e i colpi di scena (ad incastro, uno dentro l’altro) del classico thriller con “patrigni” e “matrigne”. La possibilità che i tanti segnali siano una percezione della perplessa e guardinga Ruby viene appena sfiorata. Il regista (Sackheim è al debutto e nel suo curriculum ci sono la produzione e la regia di alcuni episodi di “X-Files”) e lo sceneggiatore (Strick ha tra le sue referenze i copioni di “Cape Fear”, “Wolf”, “Il Santo” e la supervisione di script come “Batman-Il ritorno” e di “Face/Off”) si impegnano nello svolgimento lineare, con discreti momenti di suspense e altrettanti passi prevedibili, di un “problema” cinematografico. Fonte trama