Prova d’orchestra

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Gruppo di orchestrali si riunisce in un antico oratorio in attesa del direttore: ad un invisibile inviato della televisione ciascuno racconta una storia, magari un aneddoto, cercando di far passare il proprio strumento come il più importante fra tutti. Quando iniziano a suonare, il direttore d’orchestra, di origine tedesca, non si dimostra per nulla soddisfatto. Una pausa, prevista dagli accordi sindacali, è sufficiente per innescare una rivolta con tanto di slogan e scritte sul muro. All’improvviso, una enorme palla da demolizione distrugge un muro della sala, subito dopo, le prove riprendono e il direttore finisce col parlare in tedesco.
Apologo etico, secondo la definizione dello stesso Fellini, Prova d’orchestra è una riflessione sulla fragilità e le contraddizioni degli anni Settanta, un film di tocco leggero su tematiche pesanti, finanche cruciali. Di matrice televisiva come i precedenti I clowns e Block-notes di un regista, è il più complesso tra i tre, quello maggiormente aperto all’interpretazione, che invita o obbliga alla ricerca dell’allegoria. Se ne possono avanzare di innumerevoli, trattandosi di un’opera davvero ricca e stratificata sotto l’aspetto di quella galleria di bozzetti di cui il riminese era inarrivabile maestro. Nel suo passare da un musicista all’altro, nello scambio di battute tra i vari tipi del mondo felliniano, si sente una libertà assente dalle opere maggiori: stralunato per vocazione, irriverente, comico, a tratti poetico, è l’insieme di molte note a margine scritte sulla carta di un Paese incerto tra voglia di ribellione e incapacità di attuarla, un film-saggio che mette in circolo simbologie tanto chiare da sembrare confuse. La voce del regista, che da dietro la macchina da presa funziona per quella dell’inviato della televisione, invita alla confessione, registra i tic, commenta i comportamenti con un pessimismo tangibile verso il sistema-Italia: dopo l’irruzione della palla da demolizione, i rivoluzionari di prima tornano ad obbedire, in silenzio, agli ordini perentori di un direttore d’orchestra nazistoide. Fonte trama

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