http://altadefinizione.bid/wp-content/uploads/2013/11/Riparo.jpg

Anna e Mara si amano contro le costrizioni sociali, ora latenti, ora manifeste, che investono la coppia mettendone in tensione ruoli, abitudini, codici comportamentali e caratteriali. Il loro già precario equilibrio viene definitivamente destabilizzato da Anis, un giovane immigrato magrebino, attratto dalle promesse dell’occidente. Nascosto nel bagagliaio dell’auto delle due donne, di ritorno da una vacanza in Tunisia, Anis supera la frontiera. Sarà l’inizio di una convivenza lunga e difficile che dovrà fare i conti con la disapprovazione della madre di Anna, col biasimo silente del padre di Mara e con le regole inflessibili della società.
Cinque anni dopo Quello che cerchi, un film certificato da Nanni Moretti e uscito in sale “protette”, capaci di garantire all’autore un pubblico selezionato e sensibile, Marco Simon Puccioni torna ad affrontare le forme irrisolte dell’amore. Se il film precedente rifletteva sull'”amore” fra due uomini, Riparo declina il sentimento al femminile. Appurata questa novità, la riflessione non si fa più semplice, né il percorso più lineare. Lo sguardo femminile, quello della sceneggiatrice (Monica Rametta) e delle due attrici protagoniste (Antonia Liskova e Maria De Medeiros), prende possesso del cuore della visione, aprendo squarci interrogativi sulla effettiva consistenza della figura maschile (padri, fratelli, amanti, stranieri), sugli stereotipi e le strutture comportamentali profonde, su una condizione umana (l’omosessualità) ancora ampiamente e spesso violentemente osteggiata.
Riparo non vuole essere un film politico, almeno in prima istanza e nel senso più tradizionale e ristretto del termine, ma sequenza dopo sequenza costringe lo spettatore a riflettere sulla politicità del privato e sul conflitto fra passione amorosa e coercizione sociale, sviluppando il tema dell’amore proibito con misura e non come esagitato melodramma. Il punto di vista esterno sulla complessità culturale e sociale dell’occidente è invece maschile e “altro”. Anis, educato secondo la pedagogia islamica e chiuso dentro un involucro ipermacho, è critico e diffidente verso quella parentela sussidiaria e sostituiva, che ha escluso l’uomo, inteso come partner matrimoniale. “Rientrata” dalla vacanza (un tempo e uno spazio idilliaci e “protetti”) nella realtà del nord-est italiano, la relazione sentimentale di Anna e Mara viene compromessa e infine distrutta da una “violenza” indotta dal divieto sociale. Si osservi la sequenza del pranzo a Villa Manin, dove Anna viene rimproverata di non formare e intendere la famiglia come luogo di riproduzione sociale.
Puccioni sceglie felicemente due attrici, diversamente belle e diversamente brave, capaci di recitare pienamente e simultaneamente col viso, con la voce e con il corpo. Il punto di svolta drammatico della vicenda è risolto in modo semplicissimo con i primissimi piani delle protagoniste che si alternano, obbligando lo spettatore a condividere quelle poche battute di dialogo, che stabiliscono la linea d’ombra oltre la quale nessun ritorno è permesso.
Fonte trama