Silent Hill

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Rose ha una figlia, Sharon, che sta morendo per una terribile malattia. L’ultimo tentativo per salvarla è portarla da un guaritore, e, contro la volontà del marito, Rose fugge con la bambina. Direzione: Silent Hill. Ispirarsi a un videogioco, per il cinema, non è mai stata una cosa semplice. Le trame dei game sono studiate a livelli, a crocevia, mentre una sceneggiatura cinematografica deve essere scorrevole, dettagliata, seguire una “consecutio temporum”. C’è però un elemento che i due mondi hanno in comune, ovvero l’opportunità di creare atmosfere, visive e sonore. Ciò accade in “Silent Hill”, ultimo film di Christophe Gans, uno che in materia di fantasy e mondi ibridi sa il fatto suo (“Il patto dei lupi”, “Crying Freeman”), e che costruisce un lungometraggio tetro e sinistro, sui tappeti sonori del Videogame e su immagini buie e livide che creano inquietudine e partecipazione in chi guarda. “Silent Hill” prende però dalle sue fonti anche i difetti, e lo script si svolge in una direzione soggettiva, quella di Rose, che attraversa i vari “quadri”, uniti da sequenze di raccordo che coinvolgono i personaggi secondari. Fonte trama

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