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Dalla bambina per cui fa la babysitter, frequentatrice assidua di internet, una ragazza apprende una curiosa leggenda urbana: se qualcuno scrive una determinata frase per tre volte in una particolare video chat, un mostruoso serial killer soprannominato Smiley verrà a uccidere chi sta chattando con lui. Naturalmente, la prima cosa che fa la ragazza è fiondarsi sulla video chat, venendo immediatamente trapassata dal coltello di Smiley. Posta questa premessa prima dei titoli di testa, il film parte con la storia principale, che vede la giovane Ashley andare al college, separandosi dal padre, preoccupato che lei non abbia superato il trauma del suicidio della madre.
Ashley divide la casa con la disinibita amica Proxy, che la porta subito a un party studentesco dove Ashley conosce il mentalmente tortuoso Zane e i suoi amici più sempliciotti che si divertono a fare i bulli con il sensibile Binder, con cui Ashley aveva tentato un approccio. Ma soprattutto Ashley viene a conoscenza della leggenda di Smiley e, addirittura, vede su internet l’omicidio della ragazza della sequenza iniziale. Nessuno degli studenti che sono con lei, però, Proxy compresa, pensa che sia una cosa vera, dato che è su internet. Ad Ashley vengono dei dubbi vedendo un altro omicidio di Smiley su internet, così Proxy ha la bella pensata di provare a “chiamare” Smiley in video chat: così vedranno che non succede niente e sapranno per certo che è tutto uno scherzo. Ma qualcosa, naturalmente, succede.
L’aggiornamento ai tempi di internet del vecchio format degli slasher che tanto successo ebbe soprattutto negli anni ’80, si incrocia con la tematica delle leggende urbane che, qualche tempo fa, hanno avuto persino una serie loro dedicata (Urban Legend e i suoi seguiti) e richiama suggestioni risalenti ai tempi di Candyman-Terrore dietro lo specchio. Ma oltre a questi riferimenti c’è anche quello, in qualche modo latente, all’hitchockiano Nodo alla gola. Relativamente nuova è la riflessione sulla difficoltà di individuare il discrimine tra realtà e impostura, che il voyeurismo internettiano sta contribuendo sempre più a confondere: ciò che vediamo sugli schermi dei nostri computer è vero o fasullo? Oppure, meglio, sappiamo capire quando è vero e quando è fasullo?
Qualche discorso filosofico del professore interpretato con gusto da Roger Bart vorrebbe contribuire ad alzare il livello esistenziale della problematica. Il concetto che sta alla base di queste digressioni è interessante e, oltre tutto, pertinente alla storia, ma forse troppo ambizioso, in relazione al modo piuttosto banale con cui è condotta la vicenda. La trama, infatti, è piuttosto fiacca e la sceneggiatura ha troppi momenti meramente espositivi, al punto che per movimentare le cose, il film deve indulgere spesso in falsi spaventi e scene inquietanti che si rivelano essere sogni.
Curiosamente, per uno slasher, ben poca enfasi viene data agli omicidi e c’è anche scarsa attenzione alla costruzione della suspense. Conseguentemente, la narrazione è poco tesa e non troppo avvincente. Ashley resta sempre la figura centrale dell’azione: il film gioca molto sull’ambiguità relativa al suo stato mentale e all’effetto che questo può avere sulla sua concreta percezione della realtà. Però Caitlin Gerard è sin troppo vispa per rendere del tutto credibile la fragilità psicologica della protagonista e il personaggio resta poco approfondito. Melanie Papalia, invece, è petulante e sempre un bel po’ sopra le righe nel ruolo della sua amica frivola. Il resto del cast, nell’insieme, è meramente funzionale. Nella piccola parte di un investigatore della polizia si fa notare il bravo Keith David. L’icona di Smiley è la cosa migliore del film: suggestiva e inquietante, rappresenta l’incarnazione efficacemente mostruosa del più classico degli emoticon.
Il finale è relativamente coerente con le premesse e con l’opportunità di trovare una spiegazione all’accaduto, ma, come negli slasher di una volta, gli autori hanno ritenuto di aggiungere un sottofinale pretestuoso e, in senso letterale, inconcludente. Seguiti in vista?
Fonte trama

  • Luigi

    Tutto sommato, un piacevole film “horror” alla Urban Legends, A7 V8.