Terra promessa

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Gitai alle prese con un soggetto di vergognosa attualità, trova un difficile equilibrio tra la sua produzione strettamente documentaristica e quella di finzione.
Promised land apre uno squarcio sul traffico di prostitute bianche che imperversa in medioriente, raccontando la storia (finta) di otto donne dell’Est che vengono fatte passare attraverso il deserto del Sinai e vendute all’asta come bestie, passando per abusi di ogni genere.
Gitai sembra consapevole di avere per le mani una storia terribile e decide di lasciare impresso il marchio del degrado piuttosto che perdersi in divagazioni della trama. L’operazione riesce sia dal punto di vista narrativo che visivo, e il film che ne risulta si compone di poche, prolungate sequenze di estrema crudezza che costringono chi guarda a deglutire bile più di una volta.
C’è anche una ragazza occidentale che vaga nel film, non si capisce bene a fare cosa: una metafora della posizione dell’Occidente?
Menzione indispensabile per Hanna Schygulla, attrice-feticcio di Fassbinder, che regala un’interpretazione ipnotica e di classe superiore. Fonte Trama