Uova d’oro

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Il giovane Benito Gonzales (Bardem) ha un sogno: diventare un palazzinaro, costruire un grattacielo, magari a Miami. Per l’arrampicata, nella Spagna ribollente degli anni ’80, si serve dei suoi attributi, seguendo la teoria del numero due: due donne, due Rolex d’oro, due testicoli. Arriva alla fine semimpotente. “Bigas Luna costruisce un film circolare pieno di doppi sensi, anzi gravido di sensi e, alla fine del cerchio, il resto è zero” (G. De Marinis). Se si tolgono gli intermezzi onirici in “similbuñuel”, è un prodotto di sagace mestiere, lucidamente critico ma anche cinicamente compiaciuto come una commedia italiana degli anni ’60, ma con una razione tripla di sesso. Una sfilata di belle ragazze con le poppe (e il resto) al vento tra cui c’è anche un’attrice (Medeiros). Bardem quasi se la cava. Fonte trama